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diritto di parola:spazio a tutte le idee

festeggiare per non dimenticare

Sabato prossimo 8 marzo come di consueto si celebrerà la festa della donnna. Giusto per iniziare a scaldare il blog e sollecitare dibattiti e discussioni pubblico un estratto della CONVENZIONE ONU SULL’ELIMINAZIONE DI TUTTE LE FORME DI DISCRIMINAZIONE NEI CONFRONTI DELLA DONNA.

Articolo 1Ai fini della presente Convenzione, l’espressione “discriminazione contro le donne” sta ad indicare ogni distinzione, esclusione o limitazione basata sul sesso, che abbia l’effetto o lo scopo di compromettere o annullare il riconoscimento, il godimento o l’esercizio da parte delle donne, independentemente dal loro stato matrimoniale e in condizioni di uguaglianza fra uomini e donne, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale, civile, o in qualsiasi altro campo.

Articolo 3Gli Stati parte devono prendere ogni misura adeguata, incluse le disposizioni legislative, in tutti i campi, ed in particolare in campo politico, sociale, economico e culturale, al fine di assicurare il pieno sviluppo ed il progresso delle donne, per garantire loro l’esercizio e il godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali su una base di uguaglianza con gli uomini.

Articolo 7Gli Stati parte devono prendere ogni misura adeguata ad eliminare la discriminazione contro le donne nella vita politica e pubblica del paese ed, in particolare, devono loro garantire, in condizioni di parità con gli uomini, il diritto:a. di votare in tutte le elezioni ed in tutti i referendum pubblici e di essere eleggibili in tutti gli organi pubblicamente eletti; b. di prendere parte all’elaborazione ed attuazione delle politiche di governo, di ricoprire cariche pubbliche e di esercitare tutte le funzioni pubbliche ad ogni livello di governo;c. di partecipare alle organizzazioni ed associazioni non governative che si occupano della vita pubblica e politica del paese.

Articolo 91. Gli Stati parte devono assicurare alle donne diritti uguali a quelli degli uomini in materia di acquisizione, mutamento o conservazione della cittadinanza. Deve in particolare essere garantito che né il matrimonio con uno straniero, né il mutamento di cittadinanza del marito nel corso del matrimonio, modifichino automaticamente la cittadinanza della moglie, la rendano apolide o le impongano automaticamente la cittadinanza del marito.2. Gli Stati parte devono garantire alle donne diritti uguali a quelli degli uomini in materia di cittadinanza dei figli

Articolo 111. Gli Stati parte devono prendere ogni misura adeguata al fine di eliminare la discriminazione contro le donne in materia di lavoro, per assicurare gli stessi diritti, su una base di uguaglianza tra uomini e donne, in particolare:a. il diritto al lavoro come diritto inalienabile di ogni essere umano; b. il diritto ad usufruire delle stesse opportunità occupazionali, compresa l’applicazione degli stessi criteri di selezione nell’accesso al lavoro;c. il diritto alla libera scelta della professione e del lavoro, il diritto alla promozione, alla sicurezza del posto di lavoro ed a tutte le condizioni di servizio e prestazioni aggiuntive, nonché il diritto alla formazione ed all’aggiornamento professionale e alla formazione permanente;d. il diritto alla parità di remunerazione, comprese le prestazioni aggiuntive, ed all’uguaglianza di trattamento per un lavoro di eguale valore, nonché il diritto all’uguaglianza di trattamento nella valutazione della qualità del lavoro;e. il diritto alle prestazioni della sicurezza sociale, in particolare in caso di pensionamento, disoccupazione, malattia, invalidità e vecchiaia e per ogni altra perdita di capacità lavorativa, nonché il diritto alle ferie retribuite;f. il diritto alla tutela della salute ed alla sicurezza delle condizioni di lavoro, inclusa la tutela della funzione riproduttiva.2. Per prevenire la discriminazione contro le donne per causa di matrimonio o maternità, e garantire il loro diritto effettivo al lavoro, gli Stati parte si impegnano a prendere misure appropriate finalizzate a: a. proibire, sotto pena di sanzione, il licenziamento per causa di gravidanza o di congedo di maternità e la discriminazione nei licenziamenti fondata sullo stato matrimoniale; b. introdurre l’istituto del congedo di maternità retribuito o che dia diritto a prestazioni sociali equivalenti, con la garanzia di mantenimento del posto di lavoro, dei diritti di anzianità e delle prestazioni sociali;c. incoraggiare l’istituzione di servizi sociali di sostegno necessari per rendere possibile ai genitori la conciliazione tra obblighi familiari, responsabilità professionali e partecipazione alla vita pubblica, in particolare promuovendo l’istituzione e lo sviluppo di una rete di asili-nido;

d. assicurare una protezione speciale durante la gravidanza alle donne impegnate in attività lavorative di cui si sia dimostrata la nocività per la loro salute.

Mi fermo ma molte altre sarebbero gli spunti. Questi sono solo alcuni diritti fondamentali per i quali continuare a lottare fino a quando tutte le donne del mondo potranno davvero goderli ed essere rispettate. Non è tutto oro quello che luccica…Alla nostra società che ha effettivamente messo in atto un cammino per l’emancipazione della donna, si oppongono in modo negativo tutte quelle società in cui la donna è ancora oppressa, privata del diritto di espressione, associazione, di scelta e usata come un oggetto…Provate a informarvi di quanti infanticidi femminili vengono compiut in India e in Cina, giusto per fare due nomi. Per vincere la battaglia il primo passo è tener desto il problema, parlarne e farlo conoscere


 

2 Commenti »

  ipzia wrote @

Sull’argomento vorrei segnalare il film di Alina Marazzi “vogliamo anche le rose” in uscita il 7 marzo. Credo imperdibile!
Alina Marazzi Regista di documentari, è stata aiuto regista in lungometraggi per il cinema e ha collaborato a progetti di arte e video arte. Con il film Un’ora sola ti vorrei ha vinto numerosi premi internazionali, tra i quali il premio per il miglior documentario al Festival di Torino 2002 e al Newport International Film festival (2003), e la menzione speciale della giuria al Festival di Locarno 2002 e al Festival dei Popoli di Firenze 2002.
NOTE DELLA REGISTA
Il film immagina gli eventi narrati nei diari ricorrendo a materiali di repertorio dell’epoca, accostandoli, forzandoli ed esaltandoli in una libera interpretazione che vuole andare al di là della ricostruzione storica per cogliere il più possibile tutta la verità emotiva e esistenziale di cui la storia è fatta.
Fotografie, fotoromanzi, filmini di famiglia, inchieste e dibattiti televisivi, film indipendenti e sperimentali, riprese militanti e private, pubblicità, musiche e animazioni d’epoca e originali, oltre ai tre diari privati, sono la stratificazione visiva e sonora su cui riscrivere una storia del passato recente alla luce di un futuro incerto.
Ho voluto ripercorrere la storia delle donne tra la metà degli anni 60 e la fine degli anni 70 per metterla in relazione, a partire dal ‘caso italiano’, con il nostro presente globale, conflittuale e contraddittorio. Con l’intenzione di offrire uno spunto di riflessione su temi ancora oggi parzialmente irrisolti o addirittura platealmente rimessi in discussione. Dove sono approdate oggi queste donne? Che tipo di coscienza hanno di sè, quali sono ancora i traguardi da raggiungere, i desideri da esaudire? Come vivono le loro relazioni affettive, l’amore, la maternità?
Di quanto esigeva il celebre slogan “Vogliamo il pane, ma anche le rose”, con cui nel 1912 le operaie tessili marcarono con originalità la loro partecipazione a uno sciopero di settimane nel Massachusetts, forse il necessario, il pane, è oggi dato per acquisito. Ma le donne si sono battute per un mondo che desse spazio anche alla poesia delle rose. Ed è una battaglia più che mai attuale.
Il titolo ricorda il celebre slogan “Vogliamo il pane, ma anche le rose”, con cui nel 1912 le operaie tessili marcarono con originalità la loro battaglia.

  Rubra wrote @

I miei migliori complimenti per il blog.
Buona continuazione!


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